Certificato di calibrazione: che cos’è, cosa contiene e come leggerlo
Quando si calibra uno strumento di misura, il certificato di calibrazione non è semplicemente il documento da archiviare in attesa del prossimo audit. Contiene informazioni fondamentali per capire come si sta comportando lo strumento, quanto sono affidabili le misure ottenute e se le sue prestazioni sono ancora adeguate all’utilizzo previsto.
Eppure, nella pratica, non sempre questi dati vengono analizzati davvero.
Vediamo quindi che cos’è un certificato di calibrazione, quali informazioni deve contenere, come interpretarlo e perché concetti come incertezza e riferibilità metrologica sono così importanti.
Cos'è un certificato di calibrazione?
Un certificato di calibrazione è il documento che registra i risultati della calibrazione di uno strumento di misura, mostrando come questo si comporta rispetto a un riferimento.
Per comprenderne il ruolo è utile partire dalla calibrazione stessa: durante l’attività, le indicazioni fornite dallo strumento vengono confrontate con quelle di un riferimento metrologicamente riferibile. Il certificato rappresenta la parte documentata di questo confronto e ne riporta i risultati.
Se gli errori riscontrati sono eccessivi, può essere necessario procedere con una regolazione dello strumento e successivamente eseguire una nuova calibrazione. È importante però distinguere i due concetti: regolazione e calibrazione sono operazioni differenti, anche quando vengono effettuate nell’ambito dello stesso intervento.
Certificato di calibrazione accreditato e non accreditato: qual è la differenza?
Un certificato può essere accreditato o non accreditato.
Un certificato di calibrazione accreditato viene emesso da un laboratorio sottoposto a valutazione indipendente secondo la ISO/IEC 17025, lo standard internazionale di riferimento per i laboratori di prova e taratura.
Anche un certificato non accreditato può dichiarare la riferibilità delle misure. La differenza fondamentale è che, nel caso di un laboratorio accreditato, aspetti quali competenza del personale, procedure, riferibilità e incertezza di misura sono stati sottoposti alla verifica di un organismo terzo indipendente.
Non significa quindi semplicemente avere “un certificato in più”: l’accreditamento fornisce un ulteriore livello di garanzia sul processo attraverso il quale sono stati ottenuti i risultati.
Cosa contiene un certificato di calibrazione?
Il contenuto può variare, soprattutto nel caso dei certificati non accreditati. Un certificato di calibrazione comprende generalmente informazioni che permettono di identificare lo strumento, ricostruire le condizioni della calibrazione e interpretarne correttamente i risultati.
Tra queste troviamo:
- laboratorio che ha eseguito la calibrazione e relativi contatti;
- numero identificativo univoco del certificato;
- identificazione del cliente;
- data e luogo della calibrazione;
- identificazione dello strumento, compresi produttore, modello e numero di serie;
- riferimenti utilizzati durante la calibrazione;
- condizioni ambientali;
- risultati numerici della calibrazione;
- dichiarazione di riferibilità;
- eventuale dichiarazione di conformità;
- responsabili dell’attività e relative firme;
- incertezza di misura, nei certificati accreditati;
- procedure di calibrazione utilizzate;
- organismo e campo di accreditamento, quando applicabili.
Possono inoltre essere riportati grafici, fattori di correzione oppure informazioni relative a eventuali regolazioni o interventi di manutenzione effettuati.
Come si legge un certificato di calibrazione?
Uno degli errori più comuni è verificare semplicemente che il certificato sia presente e archiviarlo. Sono invece i risultati della calibrazione a fornire le informazioni più interessanti sul comportamento dello strumento.
In termini pratici, quindi, leggere il certificato significa chiedersi non soltanto “lo strumento ha superato la calibrazione?”, ma anche:
Quanto si discosta dal riferimento? Come cambiano gli errori nei diversi punti di misura? Qual è l’incertezza associata ai risultati? Sono presenti deviazioni che meritano attenzione?
È da queste informazioni che il certificato passa dall’essere un documento amministrativo a diventare uno strumento utile alla gestione del processo.
Che cos'è l'incertezza di misura e perché è importante?
L’incertezza di misura quantifica il dubbio associato a un risultato di misura.
È quindi un’informazione indispensabile per interpretare correttamente i risultati della calibrazione e valutare con quale livello di fiducia possano essere utilizzati.
Un risultato apparentemente molto preciso, infatti, può essere fuorviante se non conosciamo l’incertezza che lo accompagna. Nei laboratori accreditati, l’incertezza deve essere calcolata e dichiarata.
Per questo motivo non dovrebbe essere considerata un dato accessorio del certificato: contribuisce direttamente a stabilire se le prestazioni dello strumento siano compatibili con le specifiche richieste.
Che cos'è la riferibilità metrologica?
La riferibilità metrologica permette di collegare un risultato di misura a riferimenti riconosciuti attraverso una catena ininterrotta di calibrazioni, ciascuna caratterizzata dalla propria incertezza.
In altre parole, il riferimento utilizzato per calibrare uno strumento è stato a sua volta calibrato rispetto a un riferimento di livello superiore, costruendo una catena documentata che conduce fino a standard nazionali o internazionali
La riferibilità è quindi uno degli elementi che consentono di attribuire significato e affidabilità ai risultati riportati nel certificato.
Quanto dura un certificato di calibrazione?
Questa è una distinzione particolarmente importante: un certificato di calibrazione non ha una vera e propria data di scadenza.
Il certificato documenta infatti i risultati ottenuti nel momento in cui la calibrazione è stata effettuata.
È responsabilità dell’utilizzatore definire un intervallo di calibrazione appropriato, tenendo conto di fattori quali utilizzo dello strumento, criticità, indicazioni del produttore e requisiti del proprio sistema qualità.
La domanda corretta, quindi, non è tanto “quando scade il certificato?”, quanto piuttosto “quando è necessario calibrare nuovamente questo strumento?”
Cosa sono i certificati digitali di calibrazione (DCC)?
Anche i certificati di calibrazione stanno evolvendo con la digitalizzazione dei processi.
Il Digital Calibration Certificate (DCC) è un certificato strutturato in modo da poter essere letto ed elaborato automaticamente dai sistemi informatici.
Rispetto alla gestione tradizionale basata su carta o PDF, può facilitare l’automazione, l’integrazione dei dati tra sistemi e la riduzione degli errori dovuti all’inserimento manuale delle informazioni. I DCC sono inoltre progettati per rendere i dati di calibrazione leggibili dalle macchine e più facilmente trasferibili all’interno dei processi digitali.
È un passaggio significativo: il certificato non è più soltanto un documento digitale da conservare, ma può diventare un insieme di dati utilizzabili direttamente all’interno del processo di gestione della calibrazione.
Perché digitalizzare la gestione dei certificati di calibrazione?
Quando il numero di strumenti cresce, gestire manualmente certificati, scadenze e dati di calibrazione può richiedere molto tempo e aumentare il rischio di errori.
Un software di gestione della calibrazione può automatizzare diverse attività, dalla generazione e archiviazione dei certificati alla pianificazione delle calibrazioni e alla preparazione della documentazione necessaria durante gli audit.
La digitalizzazione diventa ancora più importante quando occorre ricostruire lo storico delle attività.
Cosa succede se un calibratore risulta fuori tolleranza?
Se durante una calibrazione periodica un calibratore risulta fuori tolleranza, non basta intervenire sullo strumento. È necessario valutare l’entità dell’errore e capire da quanto tempo potrebbe essersi trovato in quella condizione.
Diventa quindi importante la riferibilità inversa: attraverso lo storico delle calibrazioni è possibile individuare gli strumenti che sono stati calibrati utilizzando quel calibratore e valutare se i risultati ottenuti possano essere ancora considerati validi.
A seconda dell’entità della deviazione e della criticità del processo, potrebbe essere necessario ricalibrare alcuni strumenti. Nei settori maggiormente regolamentati o caratterizzati da elevata criticità, le conseguenze possono richiedere valutazioni più approfondite sull’impatto sul prodotto o sul processo.
Anche in questo caso, disporre di dati organizzati e facilmente interrogabili permette di individuare più rapidamente gli strumenti coinvolti e prendere le opportune azioni correttive.
Il certificato di calibrazione non è solo un documento da archiviare
Un certificato di calibrazione racconta molto più di quanto possa sembrare.
Permette di conoscere le prestazioni dello strumento nel momento della calibrazione, gli errori rilevati, l’incertezza associata ai risultati e la loro riferibilità metrologica. Se letto e gestito correttamente, può inoltre aiutare a individuare derive e anomalie e a prendere decisioni più consapevoli sulla gestione degli strumenti.
Per questo il suo valore non dovrebbe esaurirsi nell’adempimento di un requisito o nella preparazione di un audit.
Leggere e interpretare correttamente un certificato significa utilizzare i dati della calibrazione per aumentare la fiducia nelle proprie misure e migliorare quindi le prestazioni, riducendo i costi di errore.